Facebook

CONFESSIONS OF A COWARD

Confessions of a Coward is the first indipendent short made by Enrico – it was made in 2005 in collaboration with Elenfant Film, Bologna.

The film is based on Charles Bukowski’s short stories, from a collection of which the film takes its title. The film draws inspiration particularly from the short story “The Suicide”.

 

Confessioni di un codardo è il primo cortometraggio indipendente realizzato da Enrico Muzzi nel 2005, in collaborazione con la Elenfant Film di Bologna. Il film è liberamente ispirato ai racconti dello scrittore Charles Bukowski, contenuti nell’omonimo libro. In particolare, il film si ispira al racconto breve dal titolo “Il suicida”.

PLOT

Henry is a broken man drowning in booze and self-loathing, living his marginal existance at the edge of a society he denies, in which he cannot fit and to which he refuses to adjust. His days run smooth like a shot of the good one, careless of time passing by. His only true passion, the only thing that keeps him alive, is writing. Writing about that apparently worthless life of his – about those neighbourhoods, as worn-out and miserable as his soul is – For some reason, by jotting down ink on paper he can somehow find the will to carry on… while he helps himself to one more glass.

Regardless what it looks like, Henry proves to be a deep and bright thinker whose mind unfortunately begins to waiver while the thought of suicide grows stronger and stronger in his head. An unexpected encounter with a woman is going to change dramatically both their destinies.

The choice for this film was black and white and 4:3. The only other visible colour is blue. Blue like the soul of the main character, forever hanging low, caught between reality and his own obsessions. The soundtrack follows suit and we are lead to the tune of blues into Henry’s borderline experiences in slums populated by deranged misfits. A blue film revolving around his gloomy and bohémien main character.

  BACKSTAGE

SEE THE MOVIE

TRAMA Henry è un uomo dedito all’alcol e all’autodistruzione che vive la sua esistenza ai margini di una società che rinnega e nella quale si rifiuta di “trovare il suo posto”. Le sue giornate scorrono lisce come un bicchiere di Bourbon, come se il tempo non avesse valore. L’unica vera passione, ciò che forse riesce ancora a tenerlo in vita è: Scrivere. Scrivere di quella vita senza apparente valore, di quei sobborghi logori come la sua anima, come se tramite la sua penna riuscisse a trovare quella valvola di sfogo che gli permette di andare avanti…tra un bicchiere e l’altro ovviamente. Henry, nonostante le apparenze è un uomo profondo e dotato di grande intelligenza. La sua mente però comincia a vacillare e dentro di sé si fa sempre più largo l’idea del suicidio. L’incontro casuale con una donna sconvolgerà però i destini di entrambi. Il film è stato girato volutamente in bianco e nero e in formato 4:3. L’unico colore presente e visibile all’interno del film è il blue. Blue come l’animo del protagonista, perennemente in bilico tra la realtà e le sue ossessioni. Anche la scelta musicale è stata fatta in questo senso; è infatti il blues la colonna sonora che ci conduce con il protagonista all’interno delle sue vicende “border line”, che ci guida alla scoperta di ambienti degradati e di personaggi ai margini della società. Un film Blue dunque, malinconico e romantico come il suo protagonista. BACKSTAGE

GUARDA IL FILM